In questa discussione sull’informatica nella scuola non vogliamo spiegare come fare didattica con strumenti quali la lavagna interattiva multimediale, il netbook o gli e-book reader; interessa piuttosto fornire uno spunto di discussione, stimolare riflessioni per un utilizzo non banale della tecnologia. Pensiamo che non sia sufficiente, meno che mai nella scuola, essere dei semplici consumatori acritici di prodotti tecnologici, o trasportare a piè pari nel mezzo elettronico metodologie di lavoro tradizionali. A parte il dubbio, più che legittimo data l’attuale politica governativa di riduzione della spesa per l’istruzione, su dove e come sia possibile reperire le risorse finanziarie per affrontare investimenti così importanti, è anche lecito domandarsi quali siano i vantaggi per la didattica, le famiglie e gli allievi di queste iniziative. Uno tra gli argomenti avanzati a favore dell’iniziativa sostiene che le famiglie beneficerebbero di un notevole risparmio economico, poiché eviterebbero di spendere ogni anno per i nuovi testi cifre comparabili a quella del costo di acquisto del PC, la cui spesa viene invece sopportata “una tantum”. A questa osservazione è possibile obiettare che tale risparmio può essere ottenuto semplicemente adottando libri di testo utilizzabili per più anni, e magari unitamente mettendo anche a disposizione degli allievi documentazione elaborata dagli stessi insegnanti, in forma di dispense messe a disposizione degli studenti. Queste potranno essere raccolte tradizionalmente o distribuite su CD o, per i più fortunati, consultabili e scaricabili dal sito internet della scuola stessa. L’acquisto di un aggeggio elettronico da mettere in borsa non è strettamente indispensabile, se l’obiettivo è risparmiare sul “peso” dei libri, sul portafoglio o in cartella che sia. Questo spunto ci conduce ad una riflessione più importante, sui contenuti stessi da impiegare nella didattica: che cosa utilizziamo al posto del libro di testo cartaceo per fare lezione e per studiare? Documentazione prodotta sistematicamente dagli insegnanti o semplicemente link e “copiaincolla” di materiale in Rete? Oppure gli stessi libri di testo tradizionali, ma in formato digitale? Il materiale didattico è già memorizzato nel pc che viene consegnato allo studente? Si è a conoscenza delle possibili restrizioni sull’uso e sulla diffusione della documentazione disponibile su Internet? Gli studenti possono partecipare attivamente alla realizzazione del materiale didattico? L’impiego della tecnologia informatica non ha molto da dire se fine a sé stesso, è necessario rendersi conto che tramite esso è possibile accedere all’informazione culturale, crearla e scambiarla in modo totalmente diverso rispetto tradizionali canali di trasmissione delle informazioni. Non è più solo “calata dall’alto”, trasmessa da una unica fonte ufficiale agli allievi che possono solo stare in ascolto e assorbirla passivamente, ma può provenire da diverse fonti, essere oggetto di elaborazione e di scambio tra molti soggetti. Ed è questo il caso di Matematica C3 un testo di matematica scritto dal docente presso il liceo Scientifico “Banzi” di Lecce, Antonio Bernardo. Il testo è scritto sotto licenza Creative Commons il che significa che chiunque può scaricare, modificare, ristampare il libro in modo del tutto gratuito e legale. Questo permetterebbe agli studenti e ai docenti di avere un rapporto più diretto in quanto entrambi sarebbero partecipi alla stesura del libro di testo: ciò li coinvolgerebbe alla creazione e alla realizzazione del materiale didattico di cui parlavamo poco sopra. Questo ad oggi purtroppo è l’unico esempio di libro di testo per le scuole medie superiori Open Source in Italia, cosa invece diversa è la situazione ad esempi negli Stati Uniti dove è già pratica diffusa, sia nelle High School ma ancora maggiormente nei College. La scuola è il luogo di creazione e diffusione del pensiero, della conoscenza, della informazione; l’informatica (INFORmazione autoMATICA) è la scienza che studia il trattamento automatico dell’informazione, e la sua applicazione pratica è la tecnologia informatica, i computer e i software che elaborano queste informazioni. Ecco perchè il tema fondamentale di questa riflessione non è la macchina, ma “l’anima”, il pensiero. Non è quindi importante quale strumento innovativo utilizzeremo ma come potremo sfruttare questa innovazione che ci è data dall’informatica. L’anima a cui abbiamo accennato in precedenza è il centro della rivoluzione informatica, un cambiamento che, rispetto alla precedente rivoluzione industriale, ha prodotto nella società trasformazioni ancora più rapide e profonde. I computer e i microprocessori che ne costituiscono il “cervello” sono i protagonisti di questa rivoluzione. Questo hardware è però, solo ferramenta e materia inanimata; funziona e ha valore solo in quanto include informazione e intelligenza espressa in forma di software. La dimensione e l’impatto economico delle attività di produzione di questa intelligenza sono enormi, ed il loro possesso e controllo è molto più importante della proprietà dei beni materiali in cui si trova inclusa. Esistono sostanzialmente due modi di affrontare il problema del controllo del codice: il modello del software proprietario, chiuso ed inaccessibile, basato sul principio di esclusione e con una forte limitazione al diritto di accesso alla informazione, e quello del software libero ed aperto, basato sul principio di condivisione e libertà di accesso e circolazione dell’informazione. Oltre al già citato software OpenSource esiste anche l’hardware libero. Un esempio è il nostro connazionale Arduino, una piattaforma di prototipazione rapida completamente libera sviluppata ad Ivrea da Massimiliano Banzi e il suo team. Libera significa che le informazioni relative l’hardware, gli schemi ed i progetti sono disponibili per tutti gratuitamente; chiunque può crearsi la propria scheda clone di Arduino modificandone le componenti e le caratteristiche per i propri scopi. Lo sviluppo di questa filosofia ha portato alla realizzazione di moltissime schede Arduino compatibili e una documentazione sul web, sia ufficiale sia amatoriale, enorme. L’attuazione pratica di queste due opposte visioni è realizzata tramite il meccanismo della licenza. Una licenza software è sostanzialmente una dichiarazione in cui l’autore del codice, detentore dei diritti legali su di esso, ne definisce le condizioni di utilizzo, concedendo o negando determinati poteri. Un software viene pertanto definito chiuso quando è rilasciato con una licenza che tende a limitare gli ambiti di utilizzo, la possibilità di analizzarlo e modificarlo (viene rilasciato l’eseguibile ma non il codice sorgente), la libera circolazione di copie digitali; per contro è aperto o libero quando la licenza rimuove questi vincoli e promuove le libertà di utilizzo, studio, modifica e circolazione. Presupposto per l’esercizio di queste libertà è il rilascio anche del codice sorgente oltre che dell’eseguibile. Per cercare di chiarire meglio il concetto di software libero/chiuso e di licenza si può prendere come esempio il testo di cui abbiamo parlato prima, Matematica C3, il quale viene rilasciato sotto licenza Creative Commons: questa nella sua versione “standard” permette l’utilizzo dell’opera per fini commerciali al contrario della versione utilizzata in questo caso.
Quindi, chiunque è libero:
- di riprodurre, distribuire, comunicare al pubblico, esporre in pubblico, rappresentare, eseguire e recitare quest’opera
- di modificare quest’opera
Alle seguenti condizioni:
- Attribuzione — Si deve attribuire la paternità dell’opera nei modi indicati dall’autore.
- Non commerciale — Non si può usare quest’opera per fini commerciali.
- Condividi allo stesso modo — Se si altera o trasforma quest’opera, o se la si usa per crearne un’altra, si può distribuire l’opera risultante solo con una licenza identica o equivalente a questa.
Un fatto interessante è che, a differenza di quella che solitamente è l’idea comune, il primo tipo di software ad affermarsi non è quello proprietario ma quello libero, Open Source che verrà poi sostituito da quello chiuso solamente nel momento in cui questo passò dalle università e dai laboratori di ricerca alle aziende e all’utilizzo domestico. L’idea di potere scambiare, copiare e manipolare liberamente i programmi è del tutto ovvia e naturale negli ambienti accademici, dove la circolazione del sapere è condizione indispensabile della ricerca e del progresso scientifico: non è pensabile uno sviluppo della conoscenza che non presupponga e non faccia proprie le conoscenze che altri in precedenza hanno già raggiunto. Se la missione della scuola è la diffusione e la creazione di conoscenza “stratificata”, risultato via via dell’accumulazione di nuovi saperi, allora possiamo pensare al software utilizzato nell’insegnamento delle nuove tecnologie (o con le nuove tecnologie) come ad un libro di testo, ed il software libero, per la sua natura stessa, ha molte ragioni che depongono a favore della sua adozione come “libro di testo”:
- permette la circolazione delle conoscenze, perchè può essere legalmente copiato e diffuso sia dall’insegnante che dall’allievo;
- promuove la libertà di insegnamento, perchè permette all’insegnante di scegliere la soluzione ed il fornitore più adatto alle esigenze della didattica ed al proprio livello di conoscenza;
- è rispettoso della libertà di opinione, perchè consente all’insegnante di essere soggetto della creazione di cultura;
- stimola il confronto e la critica, perchè dimostra che esistono alternative ai software propagandati come unici o dominanti;
- educa alla legalità e al rispetto delle licenze; non si deve ricorrere alla copia illegale e alla pirateria informatica per ottenere e usare i programmi;
- educa alla sperimentazione e alla analisi, perchè il codice sorgente può essere studiato e modificato;
- permette una maggiore consapevolezza del funzionamento del software;
- svincola dalla dipendenza da un sola azienda fornitrice ed elimina il rischio che gli insegnanti si trasformino in involontari “promotori commerciali” della stessa;
- consente di attingere ad una enorme quantità di documentazione disponibile in Rete e di ottenere collaborazione da parte delle locali associazioni di promozione del software libero;
- favorisce l’uso di formati documentali aperti e universali, in contrapposizione ai formati chiusi e proprietari; l’accesso all’informazione deve essere garantito a tutti e non solamente a chi utilizza un determinato software;
- l’utilizzo di software libero invoglia l’utilizzo di software libero.
- ultimo, ma non meno importante, la maggior parte del software libero fornisce le stesse funzioni del software chiuso e spesso per facilitare il passaggio dall’uno all’altro anche l’interfaccia utente è resa simile.
La causa del perchè il software proprietario sia così diffuso ed utilizzato può essere ricercata in alcune scelte politiche, come ad esempio: “Nel settembre del 2009 il Ministero dell’Università e della Ricerca e quello per l’Innovazione, nell’ambito delle iniziative del Governo per la innovazione digitale nella scuola e per favorire la diffusione tra gli studenti della conoscenza e dell’utilizzo degli strumenti informatici, hanno sottoscritto con la Microsoft un “protocollo di intesa” che, se pure non prevede il sostenimento di costi per l’acquisto di licenze proprietarie, impegna i sottoscrittori a collaborare con l’azienda nella ricerca di clienti e a pubblicizzare le attività che saranno svolte. ASSOLI (Associazione per il Software Libero), decideva di intervenire e richiedere la modifica del protocollo.” Non serve molta immaginazione per osservare che iniziative di questo tipo possono facilmente tradursi in pubblicità gratuita e, in prospettiva, in dipendenza dai prodotti di un unico fornitore. La libertà si conquista, non viene regalata da nessuno; i docenti possono riflettere sul proprio ruolo e decidere se vogliono esercitare il diritto di scegliere il metodo didattico più consono alle proprie esigenze e caratteristiche. Questo può anche voler dire non accettare acriticamente ciò che viene calato dall’alto, non adeguarsi supinamente al pensiero della maggioranza o alla sicurezza e facilità delle cose già note e sperimentate; chi decide di insegnare il e con il software libero può trovarsi ad operare nello scetticismo generale e a dover superare anche difficoltà tecniche, ma sicuramente trasforma le proprie lezioni in scuola di libertà. Alla fine non è proprio questo uno dei fini ultimi della scuola? Non tanto passare quante più nozioni possibili allo studente ma permettergli di capire come sfruttare questa conoscenza e il software libero a questo offre un modo nuovo e innovativo che permetterà in un futuro in cui la tecnologia è sempre più presente che la libertà rimanga un fine raggiungibile a tutti.
Starker
Eagle1753
Links Utili:
[ Descrizione delle licenze ]
Creative Commons, http://www.creativecommons.it/Licenze
[ Sito ufficiale del Linux Day Torino ]
Linux Day Torino, http://www.linuxdaytorino.org
[ Sito del progetto Matematica C3 ]
Matematica C3, http://www.matematicamente.it/manuale_matematica
[ Creatore del progetto GNU e fondatore della Free Software Foundation ]
Stallman Blog, http://www.stallman.org/
[ Valida alternativa OpenSource alla lavagna multimediale ]
WiiLD, http://www.wiild.it/
[ Progetto Hardware di Prototipazione Economico e OpenSource ]
Arduino, http://www.arduino.cc/
Documento tratto da: “Tecnologie a Scuola” di Marco
Dorigo – Officina Informatica Libera
Documento redatto in occasione del Linux Day Torino 2011
Documento rilasciato sotto licenza Commons
Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.5 Italy.
Per leggere una copia della licenza visita il sito web
http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/ o
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Ignoravo l’esistenza di “hardware libero”. Ogni giorno una nuova scoperta!
Comunque trovo anch’ io che il ruolo dell’informatica all’interno della scuola andrebbe rivalutato, e mi riferisco in particolare alla scuola superiore, non tanto all’università.
Se novità come gli e-book sarebbero sicuramente in grado di apportare benefici agli studenti in termini di un approccio più vario e dinamico alla materia (perchè no, probabilmente sarebbero anche in grado di rintuzzare un po’ l’interesse), nel lungo periodo è necessaria una revisione del rapporto con la tecnologia che non si riduca all’uso di un diverso supporto. Sicuramente ne guadagneremmo in termini di preparazione ed attitudine, anche al lavoro.
Purtroppo lo stato delle cose in Italia non fa ben sperare in tal senso.
Invece, proprio in questi mesi il governo ha approvato emendamenti importanti a dir poco EPOCALI per il nostro bel paese sull’obbligo di utilizzo dei Formati aperti dei dati per le Pubbliche Amministrazioni. ERA ORA !
Sembra inverosimile ma esistono formati proprietari e formati liberi anche per i “dati” processati da software proprietario – software libero – e software open source. In sostanza se si utilizzano dati con formati proprietari e software proprietari mi sapete dire la Pubblica Amministrazione che cavolo di Pubblica amministrazione è ????
Si, è vero, hai proprio ragione; Era ora! Ma poi un’altra cosa molto bizzarra sta nel fatto che lo stato fallisce ma le PA pagano le licenze Microsoft… È da sciocchi, perché non usare LINUX?!!